Tavolo istituzionale “Next Generation EU”: i segretari regionali Cgil-Cisl-Uil

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Per Cgil-Cisl-Uil, i fondi del Recovery “Nex Generation EU” sono un’occasione irripetibile di ripresa, la Puglia deve assecondarla attraverso il dialogo tra le parti istituzionali e sociali, all’insegna della corresponsabilità, della concertazione e della condivisione sui territori.

Opportuna la decisione della Presidenza e dell’intero Consiglio regionale di attivare un ampio tavolo istituzionale su temi d’importanza fondamentale: questo il parere dei tre segretari regionali confederali, Pino Gesmundo (Cgil), Antonio Castellucci (Cisl) e Franco Busto (Uil), ascoltati nell’audizione convocata dalla presidente dell’Assemblea Loredana Capone.

Per Gesmundo, la priorità è avere ben chiare le priorità, in una regione come la Puglia che continua ad essere in grande sofferenza, pur distinguendosi tra le altre del Mezzogiorno. Il primo problema è il covid, che condizionerà le scelte da fare. Occorre provare a ragionare in termini di investimenti e c’è bisogno di grande comunione d’intenti e di visione, dal momento ch’è in gioco il futuro dei nostri giovani e dei territori. Il Consiglio regionale può svolgere un ruolo di cerniera, per un progetto che va condiviso tra politica e forze sociali.

Il Recovery è uno strumento da usare fino in fondo, secondo Castellucci e il Consiglio regionale può fare da ponte tra le esigenze di tutta la Puglia e le decisioni del Governo nazionale. Al di là delle schede approntate e dei progetti indicati dalla Giunta regionale le risorse del next generation e di tutti gli altri pacchetti comunitari vanno spese fino all’ultimo centesimo, per assicurare il rilancio economico e sociale e soddisfare i bisogni di persone, imprese, territori. Occorre investire sul capitale umano, in termini di formazione e professionalizzazione. Servono politiche attive del lavoro, soprattutto per i giovani e le donne.

Una possibilità unica, storica, di disporre di fondi non rinnovabili va affrontata con spirito unitario, ha insistito Franco Busto. È una battaglia che non si vince da soli, tutte le regioni del Mezzogiorno devono fare cartello, innanzitutto perché il 34% destinato al Sud rimanga effettivamente al Sud (anche se la percentuale andrebbe perfino incrementata), aiutandolo ad uscire dalla condizione in di ritardo cui si trova. Ma no ad un libro dei sogni o ad una semplice lista delle spese, vanno creati vasi comunicanti con gli altri fondi già disponibili, per ottimizzare la spesa, non dividendosi sulle territorialità, ma guardando ad una visione molto meno angusta.

Ad esempio, le questioni infrastrutturali (mobilità, velocità ferroviaria, strade) richiedono soluzioni di ampiezza regionale e interregionale. All’esecutivo spetta proporre progetti credibili con risorse certe, a tutta la politica la responsabilità di individuare quali sono quelli che devono avere la precedenza.