I prezzi del foraggio sono schizzati a 27 euro a quintale e della paglia a 16 euro al quintale, il doppio rispetto alla campagna 2021/2022, anche a causa degli effetti del conflitto in Ucraina, con la produzione di foraggi in Puglia crollata di oltre il 40% per la siccità che nel 2022 ha seccato campi e pascoli.

Lo denuncia Coldiretti Puglia, che mette bene in evidenza come il caro energia e l’aumento esponenziale dei costi di produzione abbiano messo sotto scacco le stalle in Puglia, dove diminuisce anche la produzione di latte del 4,45%.

“L’aumento del costo dei mangimi è collegato al rialzo delle quotazioni delle principali materie prime quali soia, mais, cereali e foraggio anche a causa dell’attuale crisi Ucraina”, spiega Coldiretti Puglia, “con gli allevatori che devono garantire scorte di cibo agli animali chiusi nelle stalle. In pericolo c’è in Puglia un patrimonio di formaggi unico al mondo dove la Fattoria Puglia assicura un decisivo presidio di un territorio dove la manutenzione è assicurata proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali e un patrimonio dell’agroalimentare Made in Italy che in Puglia vanta ben 4 formaggi DOP, la burrata di Andria IGP e 17 specialità riconosciute tradizionali dal MIPAAF, con le specialità provenienti dalla Puglia come il Canestrato leccese, il Caciocavallo podolico Dauno, il Caciocavallo della Murgia”.

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Una “strage” viene definita da Coldirette Puglia, che rischia di aprire le porte all’arrivo del cibo sintetico, dalla carne al pesce fino ai formaggi, dietro il quale si nascondono colossali interessi commerciali e speculativi che rappresenta una minaccia letale per l’agricoltura italiana, la salute dei consumatori e la biodiversità del pianeta “Va garantita la stabilità del settore lattiero – caseario che ha un’importanza per l’economia regionale ma anche una rilevanza sociale e ambientale”, insiste Coldiretti Puglia”, “perché quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado dei territori soprattutto in zone svantaggiate.

La chiusura di un’azienda zootecnica significa anche che non riaprirà mai più, con la perdita degli animali e del loro patrimonio genetico custodito e valorizzato da generazioni di allevatori. “Per questo è necessario intervenire subito per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro”.
Coldiretti sottolinea che “occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni”.