Giuseppe Conte al quirinale, rimesso nella mani di Mattarella il mandato

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Ha rilasciato il suo mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, Giuseppe Conte non è più il Presidente del Consiglio dei Ministri, termina dunque anzitempo il governo Conte Bis.

Nell’ultimo consiglio dei ministri, Il presidente del Consiglio: “Ringrazio l’intera squadra di governo, ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme”.

Dopo il Cdm, durato 40 minuti, Conte a Palazzo Chigi si è riunito con i suoi più stretti collaboratori. Il presidente del Consiglio, a quanto apprende l’Adnkronos, salirà al Quirinale a mezzogiorno per rassegnare le dimissioni.

Il Consiglio dei ministri si è riunito alle 9.25 a palazzo Chigi, sotto la presidenza del presidente Giuseppe Conte. Segretario il sottosegretario alla presidenza Riccardo Fraccaro – rende noto palazzo Chigi – In apertura della riunione, il presidente Conte ha informato i ministri dell’intenzione di recarsi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per rassegnare le dimissioni del governo. Il Consiglio dei ministri è terminato alle 10.05.

Il premier non terrà nessuna conferenza stampa. “Non era in programma, non verrà convocata”, confermano dal suo staff, dopo che la notizia di una possibile conferenza era rimbalzata con forza nelle ultime ore. Non è tuttavia escluso, riferiscono alcuni beninformati, che il premier motivi la sua decisione in un video o una dichiarazione che potrebbe essere diffusa nelle prossime ore.

In Cdm “sostegno e compattezza” dai capi delegazione delle forze di maggioranza, Alfonso Bonafede (M5S), Dario Franceschini (Pd) e Roberto Speranza (Leu).

“Quando siamo partiti sapevamo di avere di fronte un percorso difficile, per le distanze politiche tra i soggetti che hanno dato vita a questo governo – avrebbe detto, a quanto si apprende, Dario Franceschini – Non ci aspettavano certo di dovere affrontare una pandemia e una delle fasi più difficili della storia della Repubblica. L’abbiamo fatto al meglio delle nostre capacità e crediamo con molti risultati positivi, grazie alla guida del presidente Conte e al sostegno delle nostre forze politiche”.

“Questo cammino – avrebbe sottolineato il capo delegazione Pd in Cdm – ci consente oggi di pensare a questa maggioranza anche in prospettiva, come un’area di forze riformiste alleate non solo temporaneamente. Per questo è fondamentale salvare questa prospettiva anche nel percorso della crisi che abbiamo davanti”.

Dunque, a tredici giorni dall’incontro in cui lo invitò a uscire velocemente dalla situazione di incertezza e dopo altre due udienze per essere aggiornato sugli sviluppi della situazione all’interno della maggioranza, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceverà nuovamente il Presidente del Consiglio. Prassi vuole che il Capo dello Stato prenda atto della decisione del premier e lo inviti a curare il disbrigo degli affari correnti.

Attento ad evitare in queste due settimane ogni interferenza nelle dinamiche politico-istituzionali in atto, Mattarella si prepara ad entrare in campo, naturalmente vestendo i panni dell’arbitro già indossati nelle tre crisi gestite durante i suoi sei anni di mandato: quella del governo Renzi nella precedente legislatura e quelle che nell’attuale hanno portato al Conte uno e al Conte due.

Di fronte alla drammatica situazione che vive il Paese a causa della pandemia e alla necessità di trovare i rimedi più adeguati per farvi fronte sul piano sanitario, economico e sociale, fare presto sarà l’imperativo che orienterà l’azione del Presidente della Repubblica e che ribadirà nelle consultazioni, che saranno approfondite ma rapide. Potrebbero iniziare domani pomeriggio o essere concentrate nella sola giornata di giovedì.

Domani mattina infatti al Quirinale sono in programma le celebrazioni per il ‘Giorno della memoria’; occorre tener conto dei tempi tecnici legati alla formazione delle varie delegazioni; e soprattutto sarà necessario predisporre tutta una serie di precauzioni legate all’emergenza sanitaria, che porteranno quindi una serie di novità rispetto ad un protocollo seguito da oltre 70 anni.

Ai suoi interlocutori Mattarella naturalmente non ha da proporre nessuna soluzione auspicata o auspicabile, ma soltanto da ricordare il metodo che guida le sue valutazioni e le sue scelte: il Paese sempre, e soprattutto in questo frangente, ha bisogno di un governo che poggi su una maggioranza parlamentare chiara e basata su un solido accordo politico.

Da questa premessa derivano tutte le altre decisioni relative alle formule politiche, al tipo di gabinetto, al conferimento dell’incarico, alla scelta dei ministri, naturalmente nel rispetto delle proprie prerogative, di quelle del presidente del Consiglio e del Gruppi parlamentari.

Inutile quindi ipotizzare in questa fase quali potrebbero essere per il Capo dello Stato gli sbocchi della crisi. Solo dopo aver ascoltato i rappresentanti delle forze politiche e delle componenti parlamentari, Mattarella capirà se ci saranno gli spazi per un pre-incarico o un incarico pieno che possa poi portare ad un Conte ter, sostenuto da una riedizione dell’attuale maggioranza, con gli stessi partiti e/o con altre formazioni.

Se invece risultasse impossibile la permanenza a palazzo Chigi dell’attuale inquilino, è chiaro che si aprirebbero gli altri scenari legati ad un cambio di premier ma non dell’attuale coalizione; alla creazione di un governo sostenuto dalla cosiddetta ‘maggioranza Ursula’; ad un esecutivo di larghe intese o di unità nazionale.

Tutte ipotesi che naturalmente restano tali fin quando l’arbitro Mattarella non sarà in possesso di ogni elemento che gli consenta di capire se esistano gli spazi per risolvere la crisi o se invece lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni risultino inevitabili. Ovviamente garantendo al Paese un governo in grado di gestire tutte le emergenze legate alla pandemia.