Tre anni fa il video con il sindaco Antonio Decaro in lacrime in una città deserta e desolata, minacciata dalla pandemia ha fatto il giro d’Italia. Natale 2022 è quello del ritorno alla quasi piena normalità, nel bene e nel male, tra vie dello shopping e strade della movida prese d’assalto e il centro cittadino assediato dal traffico.

L’intervista a cura de “La Gazzetta del Mezzogiorno”

Ha mai ripensato a quei momenti? Che effetto le fa rivedere la città riacquistare pian piano antichi ritmi e consuetudini?

«È un effetto bellissimo. Camminare per le strade delle città gremite di gente, rivedere migliaia di famiglie in piazza del Ferrarese attendere l’accensione dell’albero, i bambini in coda per una foto con Babbo Natale e vederli felici stringersi nell’abbraccio con questo grande uomo vestito di rosso. E in quell’abbraccio capire che finalmente la paura è passata che possiamo tornare a vivere la nostra comunità. Il mio grande rammarico è non poter vivere a pieno questa serenità a causa della guerra che inevitabilmente ci riporta alla realtà drammatica di un Paese e di un popolo che vivranno il natale sotto i bombardamenti».

A proposito di normalità, traffico e parcheggi, soprattutto in queste feste natalizie, si stanno rivelando nuovamente un problema. Il centro è letteralmente assediato. Quali sono i correttivi?

«Dobbiamo continuare ad investire sulla politica dei park&ride e del trasporto pubblico per raggiungere il centro cittadino. L’unico sistema per liberare il centro, attrattore della maggior parte dei veicoli, è quello di creare una cinta esterna alla città di aree di sosta dove parcheggiare. Fino a quando tutti continueremo a pensare di poter raggiungere il luogo dell’aperitivo il giorno del 24 dicembre con la propria automobile non c’è speranza. Ma io credo che i cittadini piano piano stiano capendo che l’automobile privata non sia il mezzo migliore per godersi la giornata in città».

 

Piste ciclabili light, non possiamo dire siano un successo anche perché bisogna fare i conti con le cattive abitudini dei baresi. Ha mai pensato di far marcia indietro?

«Invece io credo siano state una buona intuizione del governo nazionale, soprattutto in un momento in cui avevamo tutti paura di tornare a frequentare i mezzi di trasporto pubblico di massa. Abbiamo realizzato corsi ciclabili su strade dove sarebbe stato impensabile costruire una infrastruttura ciclabile in sede propria e oggi il risultato è che su Corso Vittorio Emanuele ci sono ciclisti di tutte le età che la attraversano. Come tutte le novità ha la necessità di essere metabolizzata, ma ormai sono diventate parte integrante delle strade che percorrono. Tra l’altro è importante ricordare che questa tipologia di piste sono presenti in quasi tutte le città d’Italia e d’Europa ormai, quindi credo fare marcia indietro sarebbe un errore».

Otto anni da sindaco, si avvia verso gli ultimi due anni di governo cittadino: che voto si dà finora?

«Dovrebbero essere i cittadini a darmelo. Sono loro che alla fine di questi dieci anni giudicheranno il mio lavoro. Ma se provassi a pensare a quello che siamo riusciti a fare fino ad oggi e soprattutto a quello che vogliamo portare avanti nei prossimi due anni penso di poter superare la sufficienza tranquillamente. Devo ammettere che l’affetto che i baresi mi dimostrano ogni giorno quando cammino per strada mi conferma questo voto».

La cosa di cui è più orgoglioso del suo mandato?

«L’aver convinto i baresi ad essere orgogliosi della nostra città. Il mio obiettivo era trasformare quella fantomatica frase che spesso si sentiva in giro: “non sembra neanche di essere a Bari” in una nuova frase: “questa è Bari”. Abbiamo lavorato sul senso di appartenenza e sulla nostra identità proiettata in un nuovo scenario europeo. Come mi è capitato di dire qualche volta: l’opera pubblica più importante che è abbiamo realizzato è stata la nostra comunità».

Ciò che invece non rifarebbe?

«Se ci penso forse rifarei tutto quello che ho fatto in questi anni perché ogni cosa, anche gli errori, ci hanno permesso di migliorarci e di andare avanti. In questi anni ne abbiamo fatti tanti, su alcuni abbiamo chiesto scusa, su altri ci siamo interrogati su cosa fosse andato storto ma mi sento di poter dire che non ci siamo mai arroccati su posizioni sbagliate. Io credo che per fare il sindaco bisogna saper ascoltare, molto, e tutti. Ecco, io credo di aver ascoltato tutti i miei concittadini, anche quelli che la pensavano diversamente da me, quelli che mi hanno contestato, quelli che mi hanno criticato. Ho imparato da ognuno di loro e quando è stato necessario ci siamo fermati e abbiamo aggiustato il tiro».

Tra le linee guida del suo programma aveva indicato quale sfida principale il recupero della ricucitura del rapporto della città col mare. Partita vinta o persa?

«Io credo la partita sia stata vinta. Lo dicono i numeri dei fondi che stiamo investendo per la riqualificazione dell’intera costa cittadina, da Santo Spirito a Torre a mare passando per il grande progetto di costa sud finanziato con 75 milioni di euro del PNRR. Lo dicono i turisti che arrivano sempre più numerosi in città, lo dicono i cittadini che oggi ci chiedono sempre più spazi pubblici sul mare dove vivere sia di giorno sia di sera».

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Bari è una città in fermento, in movimento, in costante cambiamento, ma tra le critiche che le vengono mosse c’è il consumo eccessivo di suolo. Cosa replica?

«Anche qui bisognerebbe fare un’analisi più approfondita su un tema così delicato. Posso dire soltanto che la mia amministrazione non ha portato avanti nessun accordo di programma se non la ratifica di accordi che rinvenivano da amministrazioni precedenti. Stiamo lavorando ad una bozza di piano urbanistico con una fortissima riduzione di volumetrie. Siamo una delle poche amministrazioni che ha vincolato interi isolati e quartieri limitando l’ambito della legge regionale sul piano casa. Abbiamo cercato di riempire tutti i vuoti urbanistici rifunzionalizzando spazi per evitare consumo di suolo. Ognuno legittimamente può continuare a raccontare la storia che più gli piace ma ancora una volta io preferisco parlare con i numeri e i fatti. I dati relativi al consumo di suolo della città di Bari in realtà si riferiscono a trasformazioni di suolo non a nuove costruzioni. Tra queste sono comprese le grandi aree oggetto di bonifica, come la Stanic o la Fibronit e le aree su cui abbiamo realizzato parchi e giardini come ad esempio l’ex Gasometro oggi diventata parco Maugeri».

L’improvvido piano casa prorogato per 12 anni dalla Regione ha determinato situazioni abnormi. Dove c’erano villette vengono realizzati dei palazzi: ma viabilità, servizi, vivibilità sono in grado di reggere l’impatto dell’aumento esponenziale di densità di popolazione?

«Il piano casa è uno strumento regionale che adesso è stato disciplinato. Come dicevo prima, il Comune di Bari è stato uno dei primi comuni pugliesi a vincolare alcune aree e a escluderne altre per evitare fenomeni distorsivi. Al netto del fatto che il Comune non può bloccare un diritto di un soggetto privato che è sancito da una legge regionale, in questi anni abbiamo cercato di limitare alcuni impatti negativi sul territorio cittadino. Abbiamo da subito eliminato le aree industriali e artigianali, vincolato oltre 600 immobili nelle zone centrali e evitato la sottrazione di aree a servizi per la residenza. Per onor di verità voglio dire che il piano casa da un lato ci ha aiutato a riqualificare e ricucire aree della città dismesse, attraverso l’abbattimento di vecchie fabbriche, ruderi abbandonati su cui nessuno avrebbe investito, come nelle zone tra via Napoli e via Bruno Buozzi, dall’altro ha creato problemi urbanistici in aree già densamente urbanizzate come su via Amendola e via Fanelli».

Il futuro Parco della giustizia a Carrassi risolverà l’annoso problema dell’edilizia giudiziaria. Che succede in quell’area con la viabilità e con la dotazione di verde?

«Io ho voluto che quel progetto prendesse il nome di Parco della giustizia e che nel progetto fosse inserita una fortissima dotazione di aree a verde. Oggi è una caserma chiusa, nel futuro sarà un grande parco aperto alla città».

In cosa devono ancora crescere Bari e i baresi? Cosa serve per fare un salto di qualità?

«Bari in questi anni ha fatto tanti passi in avanti. Siamo diventati una città turistica, abbiamo acquisito consapevolezza e maturità nella nostra stessa proiezione sullo scenario nazionale e internazionale. Siamo diventati un hub attrattore di investimenti nel settore dell’IT con 15 aziende che sono arrivate in città provenendo da più parti del mondo con una capacità assunzionale di 5.500 persone. Abbiamo ospitato eventi nazionali e internazionali che hanno permesso ai grandi della terra di conoscerci e di attraversare la nostra città. Credo di salti di qualità ne abbiamo fatti in questi anni ma possiamo e dobbiamo continuare a lavorare per diventare la grande capitale del mediterraneo che Bari merita di essere».

La vocazione turistica è una scelta vincente? Necessita di correttivi?

«Il turismo fa bene a Bari. Non dobbiamo commettere oggi l’errore di essere ingrati rispetto ai risultati ottenuti in questi anni dimenticandoci che solo pochi anni fa in città d’estate dovevamo fare gli appelli perché ci fosse almeno un bar aperto. Con il Covid abbiamo avuto paura che tutto si perdesse e che gli sforzi fatti fossero vanificati. Per fortuna così non è stato e dopo le difficoltà della pandemia oggi possiamo dire di aver superato persino i dati del 2019. Certamente non è tutto oro quello che luccica, dobbiamo mettere in campo gli opportuni strumenti che ci permettano di governare questo fenomeno e renderlo un investimento strutturale ma siamo una meta giovane, prendiamoci il tempo per lavorare».

Qual è l’obiettivo di fine mandato?

«Mi piacerebbe inaugurare il primo cantiere del grande parco marino di costa sud. Quando mi sono candidato nel 2014 avevo preso un impegno con i baresi e vorrei dar loro la prova di una promessa mantenuta a dimostrazione che i politici non sono tutti uguali e che io ho sempre creduto in quello che ho promesso, lavorando ogni giorno per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati»

Cosa farà da grande il sindaco Decaro?

«Se potessi scegliere farei il sindaco».

È la regione Puglia il naturale approdo del percorso politico fatto finora?

«Non esistono approdi o incarichi predestinati. Come sempre è successo per le esperienze che ho avuto l’onore di vivere saranno i cittadini a deciderlo».

E per il dopo Decaro? Il centrosinistra ha individuato un suo successore?

«Come è successo per me, saranno i baresi a scegliere il futuro sindaco».