La carenza di alcuni farmaci, in particolare antinfiammatori e antipiretici preoccupa i medici di famiglia.  A lanciare l’ennesimo grido d’allarme è stato Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale, che ha parlato all’AdnKronos in merito alle difficoltà di reperimento di medicinali, alcuni dei quali molto comuni, registrata nelle ultime settimane.

“Si tratta degli strumenti quotidiani della nostra attività. Una limitazione può avere diverse conseguenze non solo terapeutiche ma anche sull’efficienza del Servizio sanitario nazionale e sull’intero sistema socio-economico”. La stessa AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha aggiornato nelle scorse ore la lista dei farmaci temporaneamente carenti. In totale sono 3200 ma è un elenco che viene costantemente aggiornato sulla base delle segnalazioni che la stessa agenzia riceve.

COSA NON SI TROVA – Molti dei farmaci in carenza sono quelli più utilizzati in un periodo come questo, con una stagione influenzale intensissima. Antinfiammatori, antipiretici, qualche antibiotico. Tra le elevate richieste e le problematiche riguardanti la produzione, cominciano a scarseggiare tra gli altri anche Tachipirina, Nurofen, Efferalgan, Neoborocillina e Amoxicillina. Ma nella lista delle medicine più ricercate e meno disponibili, si trovano pure antinfiammatori (Brufen, Nurofen e Moment), mucolitici come Fluimucil, antifebbrili come la Tachipirina, antibiotici come Cefixoral, oltre ad antidepressivi, neurolettici e diuretici. Soprattutto antinfiammatori e antipiretici mancano all’appello, ricercatissimi a causa del nuovo rialzo di contagi Covid, spesso casi curati a domicilio con medicinali da banco (come l’Ibuprofene, il più usato).

LE CAUSE – Pesa l’effetto combinato di diversi fattori, soprattutto Covid e il boom influenzale (quest’anno ha fatto un 20% di contagi in più e che gira in contemporanea allo stesso Covid), che ha portato ad un incremento della domanda.
“A fronte della difficoltà di approvvigionamento, non possiamo meravigliarci se alcuni cittadini ricorrono al Pronto soccorso sperando di avere risposte, e aggravando così la pressione su queste strutture”, ha poi proseguito Scotti. “Inoltre questo fenomeno può ritardare la cura. Il paziente ci mette qualche giorno a iniziare la terapia e questo incide non solo sulla salute, che è l’aspetto che più ci interessa, ma anche a livello economico. Questi farmaci infatti possono abbreviare la durata della sintomatologia, per le persone che lavorano, quindi, significa perdere giornate di attività che, sommate all’ampio numero di pazienti, pesano non poco”.

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FIMMG SUL PIEDE DI GUERRA – Intanto, dopo la proclamazione dello stato di agitazione dello scorso mese di novembre a seguito del gravissimo stato di disagio della medicina generale, la Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) rimane sul piede di guerra. La stessa Federazione ha deciso di convocare per il prossimo 28 gennaio alle ore 9,00 l’Assemblea Provinciale Generale, in contemporanea in tutte le province della Regione. “A due mesi dalla proclamazione dello stato di agitazione, perdurano infatti il silenzio assordante della Regione ma anche le criticità da noi denunciate”, ha sottolineato Donato Monopoli, segretario Fimmg Puglia. “E’ una situazione insostenibile, ma la Regione rimane in silenzio”.