La Camera dei deputati ha approvato la mozione di fiducia al governo presieduto da Giorgia Meloni con 235 voti favorevoli, 154 voti contrari e 5 astenuti. Hanno votato 389 deputati su 400.

“Io non avrò mai timore di parole franche, dirette e delle critiche anche molto decise, sono una persona che l’ha fatto in passato, non ho mai risparmiato nessuno e mai ho mancato di rispetto nei confronti dei miei avversari e non mi aspetto che le opposizioni oggi lo facciano con me. L’unica cosa che chiedo è di essere giudicata per quello che davvero dico, penso e faccio”. Così la premier Giorgia Meloni nell’intervento di replica alla Camera.

Piccoli botta risposta alla Camera fra la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, e i banchi dell’opposizione. Il primo c’è stato quando, nel corso della replica, la premier ha ribattuto alla capogruppo del Pd, Debora Serracchiani che, nel corso del dibattito, aveva parlato di donne che stanno un passo indietro agli uomini. Quando Meloni le ha risposto che il suo ruolo dimostra che lei non è così, dai banchi del centrosinistra si è alzata qualche voce di protesta. Poco dopo, Giorgia Meloni è stata corretta perché aveva sbagliato la pronuncia del nome dal deputato di Verdi-Si, Aboubakar Soumahoro. “Scusate, si sbaglia, e quando si sbaglia va ammesso”, ha chiosato la premier, anche correggendo il fatto che non si era rivolta al deputato chiamandolo “onorevole” ma “collega”.

“Io non devo fare nessuna scelta”, “io non sarò mai la cheerleader di nessuno”. Lo ha detto parlando dei rapporti in Europa la premier Giorgia Meloni in replica alla Camera. Sulla posizione sull”Europa “non sarà magari che il racconto fatto su di noi e su ciò che credevamo, è stato un tantino forzato nel tentativo di costruire l’immagine del mostro? E quando diventa difficile dimostrare che il mostro non esiste, si deve inventare una svolta? Nella storia italiana le svolte sono sempre state giravolte ma non aspettatevele da noi, non siamo abituati a fare giravolte”. Così la premier Giorgia Meloni rivolgendosi alle opposizioni nell’intervento di replica alla Camera. E parlando dell’Europa ha aggiunto: “è soggetto forte che dovrebbe fare meno e farlo meglio, non occuparsi di tutto, del resto è scritto nei trattati: è il principio di sussidiarietà, é quello il tema che vi ho posto

“Non dubitate, non dubitino le donne italiane: non hanno decisamente nulla da temere con questo governo e, presidente, lo dico all’opposizione: io sono convinta che in cuor loro non lo pensino neanche loro”, ha detto il premier Giorgia Meloni. “Stamattina ho parlato di lavoro, welfare ma ho parlato anche di famiglia e natalità perché considero una sconfitta che una donna debba rinunciare alla natalità per avere un lavoro ma anche debba rinunciare ad avere un bambino per lavorare. Mi sembra un modo per garantire piene libertà, è una sfida su cui spero siamo d’accordo. Chiedo libertà concreta e reale, sapendo che sono una madre e privilegiata, ma se per me è difficile tenere tutti insieme…”.

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“Ho sentito dire che consideriamo colpevoli i percettori del Reddito di cittadinanza. Non ho mai considerato il problema i percettori del Reddito, ho considerato a volte un problema una classe politica che si accontentava di tenere le persone in difficoltà in quella difficoltà pur di farci cassa elettorale. – ha detto – occorre ragionare su un sistema che ha avuto dei problemi e non funziona. È notizia di ieri, un navigator fa in media non più di un colloquio di lavoro al giorno. Sono le risposte inadeguate il problema”.

“Non sono i partiti a dare legittimazione uno all’altro, sono i cittadini a dare legittimazione in politica. Dovremmo interrogarci anche su questo. Ho apprezzato il dibattito di oggi, franco, come franca sono abituata a essere io franca, ma anche rispettoso, e spero che continuerà così. Questo tentativo di delegittimare l’avversario alla fine ha finito per indebolire tutta politica. E quando la politica è debole, altri diventano forti, e quegli altri spesso non hanno legittimazione popolare”. Bisogna “dialogare con gli avversari, anche con forza, con veemenza, non è una cosa che mi spaventa, ma riconoscendo che in quel partito c’è una legittimazione che viene dalla democrazia della nazione: questo non serve all’avversario, ma serve alla credibilità delle nostre istituzioni, al ruolo della politica. Un ruolo a cui la politica da tempo ha abdicato e che oggi vogliamo contribuire a restituirle: credibilità per la politica, credibilità per le sue istituzioni, credibilità per questa nazione. Grazie”. Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha chiuso il suo intervento in sede di replica alla Camera.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, era intervenuta alla Camera per le dichiarazioni programmatiche del Governo. “Io sono intervenuta molte volte da deputata, da vicepresidente della Camera, da ministra. Eppure la solennità è tale da non essere mai riuscita a intervenire senza sentimenti di emozione e profondo rispetto. Vale a maggior ragione oggi che, come premier, sono qui per chiedervi di esprimervi sulla fiducia a un governo da me guidato. Sarà una grande responsabilità”.

“Sono la prima donna incaricata come premier – ha detto concludendo il suo intervento -, provengo da un’area culturale che è stata spesso confinata ai margini della Repubblica, e non sono certo arrivata fin qui fra le braccia di un contesto familiare e di amicizie influenti. Rappresento ciò che gli inglesi chiamerebbero l’underdog. Lo sfavorito, che per affermarsi deve stravolgere tutti i pronostici. Intendo farlo ancora, stravolgere i pronostici, con l’aiuto di una valida squadra di ministri, con la fiducia e il lavoro di chi voterà favorevolmente, e con gli spunti che arriveranno dalle critiche di coloro che voteranno contro”.

IL DISCORSO DELLA PREMIER