Ignazio Zullo, neosenatore di Fratelli d’Italia, dopo 17 anni di opposizione alle giunte pugliesi di centrosinistra

«Dal consiglio al Senato senza festeggiamenti. Gli italiani ci chiedono risposte concrete. Di sicuro cambierà il rapporto tra il governo nazionale e quello regionale guidato da Michele Emiliano». Ignazio Zullo, neosenatore di Fratelli d’Italia, dopo 17 anni di opposizione alle giunte pugliesi di centrosinistra, lascia i banchi di Via Gentile per Palazzo Madama e alla «Gazzetta», oltre ad aneddoti e amarcord, evidenzia i nodi irrisolti della politica amministrativa nel Tacco d’Italia.

Senatore, si ricorda la prima elezione nel consiglio regionale?
«Nel 2005. Raffaele Fitto mi chiese di scendere in campo. Venivo dal mondo delle professioni, ero direttore di distretto socio-sanitario. Potevo correre in Fi, scelsi la civica fittiana e fui eletto come primo. Nel 2010 la conferma con il Pdl, quinto degli eletti; nel 2015 con Oltre con Fitto, primo degli eletti; nel 2020 primo degli eletti con Fdi. Quattro volte con quattro simboli diversi, ma sempre dalla stessa parte, con Fitto».

Come è cambiata la Puglia in questi anni?
«È peggiorata. Sono entrato in consiglio in opposizione al governatore Nichi Vendola. Con il leader terlizzese si discuteva di politica e dei bisogni dei territori da posizioni diverse, dai rifiuti al riordino del servizio sanitario o della riforma dei consorzi di bonifica e del green. Si discuteva di problemi e di soluzioni».

Con Emiliano?
«Abbiamo assistito al continuo mercato delle vacche, clientele, sprechi e un continuo poltronificio, con una destrutturazione pericolosa del tessuto culturale e ideologico della politica pugliese: ha legittimato la scelta di campo per le prebende e non per principi o visioni».

A quali battaglie di minoranza è legato?
«Ho combattuto il malgoverno. La buona amministrazione si fonda su imparzialità, meritocrazia, efficienza, efficacia ed economicità. Emiliano in tutte le sue pratiche non ha mai seguito questi indirizzi».

Va al governo con la Meloni, ma ha il cuore all’opposizione in Puglia.
«Tanti i nodi irrisolti, sulla spesa comunitaria per il Psr, sui piani di zona, sulle liste d’attesa e sulla sanità, sui rifiuti con la regione ridotta a discarico unita a tasse alle stelle, senza dimenticare il peso fiscale regionale sulle tasche dei nostri concittadini».

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Quali dossier regionali vorrebbe che non fossero trascurati nei prossimi mesi?
«Sull’Ospedale in fiera ci sono gli organi inquirenti. C’è poco da aggiungere. La vicenda nasce da una nostra azione di controllo su tutta la gestione Covid, che qui ha registrato una mortalità nelle rsa incredibile. Le terapie intensive andavano implementate nel maggio 2020, in ospedali esistenti, affinché diventassero strutturali, invece nel dicembre 2020, con una gara d’urgenza, la giunta ha tirato fuori dal cilindro l’ospedale in Fiera, vero monumento alla politica degli sprechi».

Poi c’è questione insoluta sull’Arpal.
«Abbiamo contrastato la nascita di una nuova agenzia quando le stesse funzioni in altre regioni sono svolte dagli assessorati. Poi abbiamo rilevato che la direzione Arpal è stata assegnata, con una procedura contestabile, a chi aveva meno merito tra tutti i partecipanti alla selezione. Il prescelto ha promosso nel 2020 una lista civica per Emiliano. Su questi temi il gruppo di Fdi chiederà sempre trasparenza: queste vicende mostrano come la Regione Puglia vada rifondata».

Lei viene da una cultura cattolica e centrista. A Roma è nel gruppo della Fiamma. Come vive questa esperienza?
«I colleghi di Fdi sono più moderati di me. In Regione mi sentivo un protagonista, a Palazzo Madama seguirò chi con maggiore esperienza e mi indicherà la rotta. Ci impegneremo allo stremo per non tradire la fiducia degli italiani, con uno sguardo attento alla Puglia».

Cosa cambia adesso?
«In passato il governo nazionale ha coperto la cattiva gestione di Emiliano. Anche quando abbiamo scritto al ministro Brunetta non abbiamo avuto risposte, e non tralascio le leggi incostituzionali approvate e impugnate da Palazzo Chigi. Oggi c’è bisogna che dall’alto si monitori l’azione della Regione, per il bene dei cittadini».

Ha un suggerimento per i colleghi che lascia nel parlamentino pugliese?
«Li esorto a non fare mai della Puglia una Stalingrado, perché non c’è alcuna resistenza da animare nei sistemi democratici. Anzi bisogna adoperarsi affinché nessuno in Puglia abbia a sputar sangue».

Fonte: “La Gazzetta del Mezzogiorno”