Il presidente degli psicologi pugliesi Vincenzo Gesualdo commenta il brutale pestaggio avvenuto a Francavilla Fontana ai danni di un giovane da un gruppo di coetanei

“Siamo dinanzi ad un problema di deformazione educativa e culturale che si dipana dal livello macro sociale a quello delle relazioni familiari”. Il presidente degli psicologi pugliesi Vincenzo Gesualdo interviene in merito alla brutale aggressione avvenuta lo scorso sabato a Francavilla Fontana ai danni di un 17enne, picchiato con calci e pugni da un gruppo di giovani.

Il presidente degli psicologi pugliesi evidenzia quanto sia emerso il linguaggio della violenza e la negazione del valore dell’altro come soggetto portatore di diritti.

“La povertà dei modelli educativi determina infatti le scene alle quale costantemente assistiamo” spiega Gesualdo. “Ci troviamo di fronte a ragazzi che si aggregano in clan e branchi regolati da valori e principi mutuati prevalentemente dai video games che li ha nutriti di violenza, aggressione, e sopraffazione dell’altro, in un mondo di relazioni tra avversari e nemici da battere, umiliare e sopprimere. Sono dipendenti dal mondo virtuale e ricevono tanta disinformazione. Il branco si costruisce perché non c’è una figura di riferimento adulta per cui i ragazzi fanno squadra fra di loro, erigendo regole di dominio. Hanno il sostegno del gruppo e legittimano, nel proprio gruppo, le loro azioni”.

Alcuni ragazzi introiettano la rabbia e soffrono di veri e propri stati depressivi, altri la agiscono e diventano aggressivi: è la fase del branco. I giovani sono i soggetti che più hanno sofferto negli ultimi anni dentro le mura domestiche, durante i quali hanno cercato di costruirsi una identità. Adesso desiderano essere visti, bramano una conferma da parte del branco che si costruisce perché non c’è una figura di riferimento adulta. “L’altro, il diverso, non esiste più, le relazioni paritarie non esistono più” continua lo psicologo. “Esiste solo l’Io e l’attivazione di comportamenti che ne confermino la supremazia, a sostegno di una società abitata da chi ha la gestione e da chi deve essere gestito”.

L’aggressione rappresenta un tentativo di sedare le paure, gli aspetti fobici dell’aggressore si manifestano con l’annientamento della vittima, individuata per caratteristiche di fragilità o, come nel caso delle due coppie aggredite, solo per il gusto di ledere l’altro senza alcun motivo.

Secondo il presidente degli psicologi pugliesi la strategia migliore per combattere il bullismo rimane comunque la prevenzione. “Il mondo diventa nella misura in cui lo facciamo diventare. È fondamentale creare una comunità educante passando da realtà che già ci sono, come la famiglia e la scuola che sono le fondamenta di ogni società. I problemi esistono ed è un dovere delle istituzioni mettere in rete tutte le forze per rispondere a questo allarme sociale, attivando le scuole e sostenendo le famiglie potenziando le reti di sostegno territoriale. Va promosso, a partire dagli ambienti familiari, scolastici, e dei media, un clima culturale e sociale che scoraggi sul nascere certi comportamenti prepotenti e prevaricatori. Il ruolo dello psicologo è fondamentale per aiutare sia la vittima che il carnefice attraverso interventi di sensibilizzazione sulla comunità, con programmi ed interventi psicosociali e psicopedagogici”.