Nuovi meccanismi e vecchie certezze. Il Bari di Mignani prende forma

Il successo con il Monterosi regala la prima gioia stagionale ai biancorossi, all’inizio di un percorso di crescita interessante

 

Il Bari di mister Michele Mignani sceglie la via più “teatrale” per ottenere la sua prima vittoria: un netto 4-0 al Monterosi Tuscia sul terreno amico del San Nicola per dare un bel colpo di spugna a tutti i problemi di un avvio di stagione in salita. Dall’epidemia di Covid in ritiro alla difficoltà di piazzare gli esuberi sul mercato, a una rosa che – di fatto – ha preso forma solo nelle ultime ore della sessione estiva, e anche oltre.

Insomma, un bel modo per mettersi tutto alle spalle e provare a ragionare del Bari che sarà. Certo, il successo sulla “Cenerentola” laziale va preso con tutto il beneficio d’inventario del caso, ma è già qualcosa di diverso rispetto al passato recente. Soprattutto per la gestione che il Bari di Mignani ha avuto di una partita potenzialmente complicata.

Sì, perché nel primo tempo i galletti faticano un po’ per venire a capo della squadra di D’Antoni, ben piazzata in campo e attenta in difesa. La qualità in mediana dei biancorossi è tanta, ed è il centro di gravità dei nuovi meccanismi che la squadra sta apprendendo dal tecnico: Belli spinge a destra (più in difficoltà Mazzotta a sinistra), Botta nello stretto è il tipico funambolo argentino (non a caso in patria lo chiamino “el mago”), Maita dà geometrie e ordine, D’Errico quando recupererà la condizione sarà un fattore determinante con i suoi inserimenti. Aspettando Di Gennaro, che si è visto per una mezz’ora al posto di Bianco e ha lasciato intendere quanto possa dare con le sue doti di regista puro per velocizzare una manovra ancora un po’ arrugginita.

Eppure nei primi 45′ di gioco qualche nota stonata si sente, soprattutto quando è il momento di concretizzare la superiorità tecnica. Cheddira e D’Errico falliscono nel confezionare un goal fatto, Antenucci viene chiuso dall’ermetica difesa degli ospiti, che in un paio di occasioni ci provano con ripartenze pericolose. E qui si vede una delle potenziali qualità del Bari: la coppia Terranova-Di Cesare tiene la barra dritta e limita i danni contro il veloce Costantino, uno che a Bari è passato come la cometa di Halley.

Un merito indiscusso, per una difesa che l’anno scorso era il nervo scoperto di una squadra in difficoltà. E poi l’episodio, che devi essere bravo a cercare e sfruttare. Quando Mignani diceva che le partite si vincono anche 1-0 con il goal di un difensore non andava troppo lontano dalla realtà, e alla luce degli sviluppi del match contro i laziali si può correggere l’affermazione precedente dicendo che il goal del difensore può sbloccare una gara chiusa. Ecco, quindi, che quando serve il Bari si aggrappa alla sua vecchia certezza: angolo millimetrico di Maita su cui spunta il piattone di capitan Di Cesare (38 anni, ma più di qualcosa da dare ce l’ha ancora), per far saltare il tappo sul finire di frazione.

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Uno schema che, verosimilmente, si ripeterà più volte in campionato, quando il Bari affronterà partite scorbutiche contro avversari chiusi. E allora meglio imparare fin da subito: pochi complimenti e buttarla dentro, anche su azione da fermo, anche con il classico mischione furibondo.

E, infatti, una volta trovato il goal apripista per il Bari è tutto più semplice. Il Monterosi si scopre, e la qualità dei galletti non perdona. Nel 2-0 c’è tutta la visione di gioco di D’Errico, e c’è il potenziale di Cheddira: corsa, fisicità, sacrificio, tecnica e senso della rete le qualità dell’italo-marocchino che si candida a una maglia da titolare. La difesa ospite sbanda clamorosamente e regala i rigori trasformati da Antenucci (si rompe un digiuno che durava dal 3 aprile) e Simeri, a completare il gala degli attaccanti. In attesa che anche Paponi rispolveri l’abito da cerimonia.

Insomma, quanto basta per guardare con fiducia al futuro immediato, che per il Bari significa trasferte contro Picerno e Catania. Ma fa bene Mignani a insistere sul suo tasto preferito: lavoro, miglioramento, crescita. Perché questo Bari ha margini amplissimi e (chiaramente) ancora inespressi, ma che siamo tutti curiosi di verificare. Nell’immediato, però, l’obiettivo è recuperare l’affetto della piazza, scemato dopo le recenti delusioni della gestione De Laurentiis.

Vero, gli ultras fra polemica con le regole Covid e contestazione alla proprietà non ci saranno, ma i soli 3.878 presenti al San Nicola sono ancora troppo pochi. Da mettere in moto c’è il solito circolo virtuoso in cui la piazza si scalda per le prestazioni della squadra, e la squadra trae linfa vitale dal calore della piazza. Un’impresa non semplice, ma nel Bari costruito da Polito e gestito da Mignani il tifoso sta iniziando a riporre la sua fiducia. Una scommessa che vale la pena piazzare per vedere come andrà a finire.