Brindisi. All’Impero in scena la famiglia con gli allievi di “VERDinLAB”

“Famiglia: istruzioni per l’uso”. È questo il titolo del saggio in scena nel Cinema Teatro Impero di Brindisi domenica 11 settembre – sipario ore 20.00 e ingresso libero – con protagonisti i partecipanti al laboratorio di formazione teatrale VERDinLAB, il percorso che Sara Bevilacqua e Fabrizio Saccomanno hanno condotto sperimentando forme di creatività e di relazione sul palcoscenico. La messinscena di restituzione è dedicata a Mattia Passante, l’allievo scomparso meno di due anni fa che aveva preso parte al laboratorio per appagare la sua grande passione per il teatro oltre che un amore smisurato per la vita. I testi sono il risultato di un lavoro compiuto dagli allievi durante il laboratorio e improntato alla tecnica dell’improvvisazione.

L’appuntamento è organizzato con il sostegno della Regione Puglia, nell’ambito del finanziamento «FSC 14-20: Patto per la Puglia. Custodiamo la Cultura in Puglia 2021 – Misure di sviluppo per lo spettacolo e le attività culturali – D.G.R. n. 1570/2020 – A.D. 499/2020».

Un interno familiare con luci differenti, nel quale genitori e figli vivono il loro tempo e occupano il loro universo di emozioni e di comunicazioni fatto di presenze e assenze, di gesti e linguaggi, di dialoghi sussurrati e di parole urlate, di silenzi carichi di significato e di altri che interrogano. Il saggio presenta più scenari nei quali la famiglia rivela la potenza e la fragilità dei legami, i suoi cambiamenti con i tratti della famiglia “tradizionale” e la realtà della famiglia di oggi: più happy, green e tech del passato, ma anche più ansiosa rispetto al futuro, specchio di una società sospesa tra tempi caotici e urgenze social. La prova conclude un percorso laboratoriale di formazione iniziato lo scorso mese di settembre, che i due formatori, affermati registi e attori teatrali, hanno calato sulla scena in un programma tra immaginazione, consapevolezza ed emotività.

Il format del laboratorio, attraverso un programma di incontri settimanali, ha consentito di esplorare la pratica di scena fino alla elaborazione e alla costruzione partecipata di una restituzione finale. Al centro del lavoro le fragilità e la famiglia, come anche le fragilità nella famiglia, in un momento storico che mette a dura prova la naturale propensione ai rapporti sociali: abbattere il muro tra sé e gli altri, curare la “carestia tattile” e riconquistare lo spazio e la relazione.

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«VERDinLAB ha consentito ai partecipanti di esprimersi al di là delle maschere e delle convenzioni – ha detto Sara Bevilacqua -, di sviluppare le proprie potenzialità comunicative finalizzando tutte le risorse a disposizione. Il laboratorio è diventato un gruppo perché il teatro fa anche questo, facilita e costruisce rapporti, crea ponti sopra i confini. È uno straordinario attivatore di relazione. La pandemia ci ha costretti a lavorare a più riprese, non è stato facile, per questo il laboratorio e il saggio hanno un valore speciale. Abbiamo dato molto spazio all’improvvisazione che è un momento indispensabile per la scoperta delle proprie possibilità espressive all’interno dello spazio scenico. Improvvisare è come parlare a se stessi, ciascuno diventa attore, nello stesso tempo anche autore e regista. Il laboratorio ha sollecitato proprio tutti a uno scambio incessante e con l’uso degli strumenti più poveri del teatro, come la fantasia e il corpo, ci dedichiamo adesso alla rappresentazione».

Il lavoro di VERDinLAB presenta alcuni caratteri della Commedia dell’Arte, come la mancanza di copione e di speciali scenografie, o come il primato della fantasia e della tecnica attoriale.

«Il laboratorio ha avuto una vita travagliata – ha concluso Fabrizio Saccomanno – tra continue soste e riprese. Non è stato semplice lavorare volendo assicurare continuità allo sviluppo del laboratorio. Alla fine di un cammino accidentato, ora proviamo a restituire qualcosa del lavoro, a chi vorrà essere presente ma anche soltanto a chi ne ha preso parte: per questo abbiamo pensato di ricomporre alcuni quadri risalendo alle improvvisazioni sul tema della famiglia, dando corpo alle azioni sceniche che abbiamo condiviso. La famiglia è presente in tutta la storia del teatro, attraverso la famiglia si può raccontare il mondo perché è la prima cellula della società, come diceva Lévi-Strauss, è l’origine di tutto. È la microcomunità che fa da epicentro alla vita. Alcuni quadri saranno in forma di brevi monologhi, altri di dialoghi anche a quattro, ma tutti nascono dalle improvvisazioni, un po’ comiche, un po’ tragicomiche, un po’ grottesche, legate all’immaginario della famiglia al tempo d’oggi».

Interpreti del saggio: Chiara Caiulo, Francesco Cioce, Marta D’Errico, Giampiera Dimonte, Libera Donato Marsella, Angela Elia, Elisabetta Leone, Consuelo Pane, Luigi Pontrelli, Marie Georgette Saliba e Marina Samarelli.