Sì del Consiglio alle modifiche alla disciplina dell’enotursimo

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un disegno di legge contiene alcune modifiche alla legge regionale di disciplina del’enoturismo.

Anche allo scopo di recepire le indicazioni del Ministero della Salute, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un disegno di legge contiene alcune modifiche alla legge regionale di disciplina del’enoturismo.

Le indicazioni del Ministero si riferiscono al rispetto delle regole (nell’ambito delle attività di enoturismo), delle Linee guida per una sana alimentazione, revisione del 2018, del Centro ricerca alimenti e nutrizione.

L’assessore Donato Pentassuglia ha spiegato che “le modifiche riguardano altresì, la necessitò di recepire le osservazioni presentate da parte dell’intera filiera regionale del vino, tese allo snellimento delle procedure previste, in linea con i bisogni e le istanze del mondo vitivinicolo pugliese”.

Finalmente, anche in Puglia, viene definito un testo che consente di valorizzare lo sforzo del legislatore nazionale, confermando tuttavia appesantimenti e bizantinismi amministrativi che saranno purtroppo una zavorra e non un volano ad uno straordinario strumento di differenziazione economica per i produttori del vino” lo dichiara il senatore Dario Stefàno, Presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea e “padre” della norma nazionale sulla disciplina dell’enoturismo, dopo il via libera agli emendamenti alla proposta di legge sul turismo del vino in consiglio regionale della Puglia.

Se al primo tentativo si era registrato un trasversale disappunto per diversi stravolgimenti, tanto che la norma approvata ad agosto fu immediatamente rispedita in commissione agricoltura, oggi mi trovo ad esprimere un consenso parziale, perchè alcuni aspetti sono migliorati, tornando omogenei alle linee nazionali. Continuo però a non comprendere nè a condividere lo scarico di incombenze riguardo ai controlli sui Comuni così come l’inserimento tra gli operatori enoturistici di chi non coltiva neanche un acino d’uva. Una legge, dunque, che temo non aiuterà a qualificare l’offerta in Puglia come invece si potrebbe”.